REPORT IN/CONTRI ES NOVA 27 GIUGNO
Es Nova | IN/CONTRI
La danza invisibile tra forma e divenire
A cura di Katiuscia Tomei
IN/CONTRI è un’indagine sulla
natura femminile e maschile che abita ogni essere umano, tra fotografia e
musica. Ogni essere umano è, nella sua essenza più profonda, androgino.
Non si tratta di una metafora poetica, ma di una
realtà ontologica e psicologica: dentro di noi convivono, cooperano e si
confrontano costantemente una componente femminile e una componente maschile.
Queste due polarità non sono visibili a occhio
nudo; ciò che si manifesta esteriormente è solo il loro risultato, la loro
alchimia, il loro continuo dialogo.
È questa cooperazione invisibile che genera
l’evoluzione dell’individuo, il suo divenire, la sua capacità di trasformarsi e
creare.
Carl Gustav Jung ha aperto la via moderna a
questa lettura della psiche come scenario degli opposti e alla necessità di
ritrovare una sintesi.
Il
progetto IN/CONTRI nasce dal desiderio di
rendere visibile ciò che normalmente resta nascosto: la presenza simultanea del
femminile e del maschile in un unico corpo, in uno sguardo, in un’unica
esistenza.
Non si tratta di rappresentare uomini “femminili”
o donne “maschili”, né di illustrare identità di genere fluide in senso
contemporaneo. Si tratta piuttosto di mostrare l’armonia (e talvolta la
tensione) di due forze primordiali che, lavorando insieme, costituiscono la
totalità dell’essere umano.
Attraverso ritratti, corpi e paesaggi sonori, il
lavoro esplora la coesistenza di queste due energie: il femminile come forza
che crea e custodisce la forma, il maschile come impulso che continuamente la
supera, la rompe, la rinnova.
Musica e fotografa
parlano lo stesso linguaggio: una danza fra avvicinamento e
allontanamento,
fra separazione e ritrovamento.
Le immagini si celano dietro una bruma onirica e
alchemica di liquidi, pigmenti e tracce evanescenti. È l’occhio dell’osservatore
che, scruta, indaga, completa e finisce di comporre una forma definita là dove
la realtà sensibile della vita quotidiana non la concede mai in modo netto e
separato. Così, la distinzione tra femminile e maschile non si impone con
chiarezza, ma si percepisce soltanto in lontananza, come un’apparizione che
affiora dalla foschia, invitando lo sguardo a diventare esso stesso atto
creatore.
Lo stesso principio di frammentazione e di
sintesi anima l’installazione sonora. La composizione viene intenzionalmente
frantumata in strati discontinui e poetici: l’ascoltatore è chiamato a compiere
il processo di unificazione, a ricucire i frammenti, a operare la sintesi
finale e a restituire l’intero.
L’ambiente fisico dell’installazione si offre
contemporaneamente come analisi e come contenitore
metabolico di percezioni: uno spazio vivo che
accoglie, trasforma e restituisce le percezioni frammentate, esattamente come
l’occhio dell’osservatore fa con le immagini.





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